Francesca: la malattia |
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Premessa: da piccola, molto piccola, Francesca ebbe una grave malattia alle vie respiratorie (non ricordo se faringite o laringite) i cui postumi per parecchi anni la afflissero. Poi scemarono e le rimase un forte mal di gola che si manifestava durante il periodo invernale, con associati episodi febbrili.
Detto questo, non mi preoccupò per nulla il fatto che a gennaio di questo anno 2006 soffrisse appunto di mal di gola con uno stato febbrile: era la norma.
Poi però incominciò ad accusare alcuni doloretti di troppo alle giunture e le scoppiò una specie di eritema che dal petto si diffondeva ora dopo ora agli arti superiori e poi anche a quelli inferiori. Generalmente queste macchie rosse diffuse si manifestavano il pomeriggio/sera per quasi sparire durante la mattina.
Gli ultimi giorni di gennaio, i "doloretti" alle articolazioni ed il mal di gola erano divenuti insopportabili tanto da far preoccupare il nostro medico di famiglia (il Dott. Maurizio Turisani accorso a casa in visita e che si è tenuto informato fino all'ultimo) e fargli decidere che era ora di smettere con antistaminici (si pensava ad una allergia) ed antifebbrili e richiedere il ricovero per accertamenti.
Essendo l'ospedale di Udine al completo, si optò per quello di Monfalcone (GO) dove la portai alle 7 di mattina del 14 febbraio: proprio un buon San Valentino.
A Monfalcone si prodigarono per abbassare l'elevata temperatura corporea (punte anche a oltre 40!) e per individuare eventuali focolai di infezione o simili. La misero a cortisonici, antibiotici ed antifebbrili (non ricordo in che ordine). Verso fine febbraio era migliorata di molto, non aveva quasi più macchie e la febbre era sotto controllo, i dolori articolari erano diminuiti molto. Restava qualche gonfiore articolare, sintomo anche di un principio di ristagno di liquidi.
Persistendo dubbi sull'origine delle problematiche, ma intuendo che poteva esserci una radice reumatica, i medici di Monfalcone richiesero ed ottennero una visita reumatologica presso il Policlinico di Udine dove il Dott. Salvatore De Vita le diagnosticò il Morbo di Still dell'adulto, assegnandole anche una terapia. Rientrata a Monfalcone ed incominciata la nuova terapia si aggravò progressivamente con febbre elevata, gonfiori articolari, esantema, difficoltà respiratorie gravi, ecc.
Fortunatamente si era liberato un posto letto a Udine presso la Clinica Reumatologica del Dott. De Vita dove venne ricoverata in condizioni terribili il giorno 8 marzo (mi pare), non abbiamo nemmeno pensato alla Festa della donna...
Appena ricoverata, i dottori hanno cominciato i prelievi e le analisi di rito accorgendosi immediatamente della estrema gravità dello stato di Francesca, richiedendo numerosi interventi di specialisti esterni in campo infettivo, immunologico ed altri ancora. Furono cominciate subito le ricerche delle più recenti notizie circa lo Still.
Nel frattempo scoprirono anche una CID (coagulazione intravascolare disseminata), cioè la tendenza del sangue a coagularsi nei vasi sanguigni e formare dei trombi. Mi dissero quindi della Sindrome di Moschowitz o TTP (porpora trombotica trombocitopenica) e prestabilirono, nei giorni successivi al ricovero, delle sedute di una specie di dialisi per la rimozione appunto di questi trombi.
Nel frattempo, erano state messe in atto delle terapie purtroppo incrociate per le varie infezioni urinarie, del sangue e respiratoria, e per lo Still.
I giorni passavano e stava migliorando; persisteva la problematica del Moschowitz ed il ristagno dei liquidi ma lo Still e le infezioni sembravano diminuire la loro azione.
Poi domenica 12 marzo pomeriggio, dopo alcuni giorni di calvario perché non potevamo darle da bere se non in quantità ridicole (azione contro il ristagno dei liquidi in combinazione con diuretici), mentre io tornavo a casa dopo aver fatto la notte e la mattina, ebbe una crisi di natura cardiaca e necessitò il suo trasferimento in cardiologia per la rianimazione.
Tornai di corsa a Udine e, finalmente dopo parecchio tempo, venne trasferita in terapia intensiva seconda. Mi vennero concessi pochi istanti per vederla sveglia prima che la intubassero e mettessero in coma vigilato.
Ci salutammo e le dissi di non preoccuparsi di nulla, che era in ottime mani. Lei mi guardò con i suoi bei occhi e mi fece un debole sorriso, poi mi fecero uscire: sono stati gli ultimi istanti in cui ho visto mia moglie "viva". Non lo dimenticherò MAI.
La settimana e mezza seguente fu un vero calvario per noi parenti: corse in auto da Trieste a Udine per giungere in tempo negli orari di visita, attese interminabili in sala di attesa, colloqui sconfortanti con i dottori che ci preparavano al peggio, visite di alcune decine di minuti per vederla inerme e tutta intubata in mezzo a svariati macchinari e pompe-siringa... È stato un periodo veramente duro, sia per lei che per noi.
I dottori che la hanno seguita si sono informati ovunque, sempre coadiuvati dal Dott. De Vita e dalla Sua equipe intera. Hanno provato tutte le strade percorribili, come quelle dei nuovi farmaci sperimentali come l'Anakinra per lo Still (che sembrava aver avuto effetti positivi), una specie di plasmaferesi continua contro la coagulazione (Moschowitz - TTP), una turbina infilata nel ventricolo per aiutare il cuore che non voleva saperne di ripartire a funzionare sufficientemente da solo.
Per non parlare delle quantità di farmaci di sostentamento al cuore o per la fluidificazione del sangue, o per la diuresi visto che il fegato non funzionava più, ecc. ecc....
Poi un giorno ho ricevuto la chiamata di affrettarmi perché si stava aggravando, proprio mentre correvo verso Udine in mezzo ad un traffico autostradale inverosimile: quasi come se una "mano dal cielo" volesse impedirmi di correre e magari farmi male o farne agli altri... arrivai dopo che era già spirata, circa da 20 minuti e nonostante sappia che non avrei potuto fare assolutamente nulla, non me lo perdonerò MAI.
Così, il 23 marzo 2006, è terminata la vita di Francesca, a causa dell'ennesima emorragia interna all'intestino (e non sapremo mai se ne avesse avute altre in giro per il corpo) che le ha fatto precipitare la già bassa pressione e ha fatto cedere il cuore che era debilitatissimo.
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